Firenze,
riconosciuta dal tribunale la prima adozione in Italia a due padri gay
La sentenza: "E' una vera e propria famiglia e un
rapporto di filiazione in piena regola che come tale va pienamente
tutelato". La vicenda è stata seguita da Rete Lenford: "E' stato
stabilito che non ci sono ostacoli al riconoscimento della continuità dei rapporti
che si costituiscono all'estero"
09 marzo
2017
Un altro
passo avanti sulla strada dei pari diritti fra coppie etero e omosessuali. Il
Tribunale dei minori di Firenze ha disposto la trascrizione anche in Italia dei
provvedimenti emessi da una Corte britannica e ha così riconosciuto l’adozione
di due bambini da parte di una coppia gay. E' la prima volta che accade in
Italia anche se una seconda coppia gay si è vista riconoscere sempre dal
Tribunale dei minori di Firenze l'adozione di una bambina. La coppia, un
italiano e un americano, vive a New York, dove ha adottato una bimba che ora ha
due anni e nove mesi e alla quale viene riconosciuto lo status di figlia e la
cittadinanza italiana.
Nel primo caso i fratellini sono stati adottati dai due uomini, cittadini
italiani, nel Regno Unito, dove risiedono da anni: "Per la prima volta
viene riconosciuta in Italia l'adozione di minori all'estero da parte di una
coppia di uomini", fa sapere Rete Lenford, l'Avvocatura per i diritti
Lgbti a cui si sono rivolti i due papà.
Avvocatura
Lgbt: ''Adozione gay avvenuta all'estero, in Italia ancora non si può''
Si tratta di
una differenza sostanziale rispetto alla cosiddetta stepchild adoption
(letteralmente 'adozione del figliastro'), che consentirebbe al figlio di
essere adottato dal partner (unito civilmente o sposato) del proprio genitore.
In questo caso, invece, si tratta di un’adozione a tutti gli effetti di due
bambini che non avevano legami biologici con i padri che ora diventano, a tutti
gli effetti, genitori.
Nella nota diffusa dalla Rete Lenford si legge: "La disposizione normativa
prevede che l'adozione pronunciata dalla competente autorità di un Paese
straniero ad istanza di cittadini italiani che dimostrino di avere soggiornato
continuativamente nello stesso e di avervi avuto la residenza da almeno due
anni, viene riconosciuta ad ogni effetto in Italia purché 'conforme ai principi
della Convezione' (Convenzione dell'Aja 29 maggio 1993)".
Si tratta di un'ipotesi che si differenzia dalla disciplina che riguarda
l'adozione internazionale da parte di cittadini italiani che risiedono nel
nostro Paese e da quella prevista dal diritto internazionale privato che
"impone il riconoscimento automatico di provvedimenti stranieri che
riguardano genitori adottivi stranieri e minori stranieri o non in stato di
abbandono (art. 41 L. n.218/1995)".
Il Tribunale di Firenze ha quindi proceduto alla verifica della conformità alla
Convenzione dell'Aja della sentenza britannica con la quale era stata disposta
l'adozione di due fratellini, "chiarendo che la Convenzione non pone
limiti allo status dei genitori adottivi, ma richiede unicamente la verifica
che i futuri genitori adottivi siano qualificati e idonei all'adozione, esame
che nel caso di specie è stato puntualmente effettuato dalle autorità inglesi,
riservando l'eventuale rifiuto all'ipotesi che il riconoscimento sia
manifestamente contrario all'ordine pubblico".
In merito all'ordine pubblico internazionale, il Tribunale di Firenze - si
legge nel comunicato diffuso dalla Rete Lenford - "fa propri i principi
espressi dalla recente sentenza della Corte di Cassazione n. 19599/2016 in un
caso di trascrivibilità in Italia dell'atto di nascita di un bambino nato da
due donne in Spagna", una cittadina spagnola e l'altra italiana, ritenendo
che esso "non è enucleabile esclusivamente sulla base dell'assetto
ordinamentale interno, ma è da intendersi come complesso di principi ricavabili
dalla nostra Costituzione e dai Trattati Internazionale cui l'Italia ha aderito
e che hanno ai sensi dell'art. 117 Costituzione lo stesso rango nel sistema
delle fonti della costituzione".
Nell'esaminare l'ulteriore parametro, rappresentato dall'"interesse
superiore del minore", il Tribunale fiorentino chiarisce che deve essere
salvaguardato il diritto dei minori a conservare lo status di figlio,
riconosciutogli da un atto validamente formato in un altro Paese dell'Unione
Europea (preceduto da una lunga, complessa e approfondita procedura di
verifica), e che il mancato riconoscimento in Italia del rapporto di filiazione
esistente nel Regno Unito, determinerebbe una "incertezza giuridica"
che influirebbe negativamente sulla definizione dell'identità personale dei
minori.
Adozioni
gay, Famiglie Arcobaleno: "I tribunali non bastano, ci vuole una
legge"
Peraltro,
aggiungono i giudici fiorentini, la sussistenza dei requisiti ex art. 36 comma
4, esclude una valutazione discrezionale da parte dell'autorità giudiziaria
italiana. Non di meno si sottolinea come dalla documentazione prodotta sia
emerso che "si tratta di una vera e propria famiglia e di un rapporto di
filiazione in piena regola che come tale va pienamente tutelato".
L'avvocata Lollini ha espresso soddisfazione per il provvedimento così
importante e ben motivato, dichiarando: "E' innegabilmente una grande
soddisfazione sotto l'aspetto personale e professionale, ma lo è ancora di più
sotto l'aspetto umano. Prima di tutto per i due padri che hanno creduto fin
dall'inizio nelle buone ragioni della loro richiesta, nonostante le difficoltà
che avevamo loro prospettato; per i due bambini che si sentono a tutti gli
effetti cittadini italiani e per l'insostituibile contributo giuridico
dell'avvocato Roberto De Felice. Ogni provvedimento favorevole come questo è il
risultato del paziente lavoro di studio di ciascuno di noi, avvocati di Rete
Lenford o di Famiglie arcobaleno, del coraggio delle persone omosessuali che ci
affidano le loro vicende più care e dell'impegno ermeneutico dei giudici".
Felice anche la presidente di Avvocatura per i diritti Lgbti - Rete Lenford,
avvocata Maria Grazia Sangalli, per quella che definisce una tappa storica per
il riconoscimento dei diritti delle famiglie arcobaleno: "L'elemento di transnazionalità
di queste vicende familiari gioca un ruolo fondamentale; la giurisprudenza ha
stabilito che l'ordine pubblico internazionale non frappone ostacoli al
riconoscimento della continuità dei rapporti che si costituiscono all'estero,
per realizzare il preminente interesse dei bambini. E' ancora più evidente, a
questo punto, l'inammissibile situazione di disuguaglianza in cui versano tutte
quelle famiglie che non presentano questi tratti di transnazionalità, alle
quali il legislatore nega in modo ideologico qualsiasi forma di riconoscimento
e tutela".
Le reazioni. Apprende con soddisfazione la sentenza l'assessore del
Comune di Firenze Paola Concia tra le promotrici delle unioni gay che
proprio oggi ha celebrato la prima unione a Palazzo Vecchio. "Se non si
completa la legge sulle unioni civili i tribunali continueranno a fare da soli.
- spiega Paola Concia - Quello arrivato oggi con questa sentenza è solo
l'ultimo segnale che questa cosa deve essere fatta". Il decreto del
tribunale di Firenze, secondo Concia, "mostra grande buonsenso", ed è
stata emessa, sottolinea "nell'esclusivo interesse dei minori; del resto,
nel vuoto legislativo, i tribunali fanno da soli". La legge sulle unioni
civili, "comunque molto avanzata", aggiunge, " fu mutilata delle
adozioni con una polemica assurda e fuori luogo sulla maternità surrogata. Io
dico: il Parlamento si faccia carico di ripristinare il normale rapporto tra
politica e magistratura, con la politica che fa leggi ed i magistrati che le
applicano anziché dover fare da soli". Di tutt'altro tenore il commento
del leader della Lega Nord Matteo Salvini: "Esiste una parte
della magistratura
che ormai fa sfacciatamente politica. E' inaccettabile una sentenza che
riconosca un'adozione in favore di due uomini. Che governo e parlamento rendano
più veloci le adozioni per le coppie di uomini e donne. La Lega ora e sempre
dirà no alle adozioni
gay e agli
uteri in affitto". Sulle vicenda interviene anche Alberto Gambino,
presidente di Scienze e Vita, associazione vicina alla Cei: "Il
nostro Parlamento non è più sovrano nel disciplinare queste situazioni.
L'Italia - ha detto il giurista cattolico - sta abdicando ai propri valori
democratici e sta immettendo nel proprio ordinamento culture e riferimenti che
non sono interni al nostro ordine pubblico".